Disporre di una rete internet è condizione necessaria ma non sufficiente per fare di un popolo un popolo democraticamente tecnologico. In Italia c’è la più alta densità di smartphone al mondo, ma ciò non ci rende un Paese all’avanguardia in ambito web. La possibilità di porre le tariffe ADSL migliori a confronto, il numero di operatori del settore, i diversi pacchetti esistenti sul mercato aiutano gli internauti di casa nostra a scegliere le soluzioni più efficaci ed economiche, ma tutto ciò non è sufficiente a rendere l’Italia una nazione al passo in fatto di impatto della rete sulla qualità della vita. A dirlo è il The Web Index, e scusate se è poco.

La classifica 2014 del The Web Index, speciale graduatoria che misura la valutazione di crescita, utilità e impatto sociale del web sulle persone e le nazioni, vede l’italia messa davvero male: ventinovesima posizione al mondo (su 86 stati considerati), dietro a nazioni come Estonia, Ungheria e Uruguay, e penultima tra le nazioni del gruppo UE, seguita solo dalla Grecia. Insomma, mettere i pacchetti Alice a confronto con quelli di Fastweb, TeleTu e compagnia bella aiuta a risparmiare e a orientarsi nel settore, ma di certo non a implementare servizi di qualità per la cittadinanza.

A penalizzare il nostro Paese sono soprattutto tre fattori: la copertura limitata della banda ultralarga, la scarsa tutela della privacy e i limiti imposti dalla legge alla divulgazione delle informazioni, in virtù al rispetto del copyright in rete.

La questione fibra ottica è d’attualità in italia da almeno 5 anni. Il gap digitale in termini di velocità è noto da tempo, ma ad oggi manca un piano d’intervento volto a risolvere la questione. Ad oggi, in fatto di velocità di rete, restiamo fra i fanalini di coda dell’UE e lontanissimi dalle eccellenze globali, Corea del Sud su tutte.

La tutela del copyright in italia prevale sul diritto alla democratizzazione dell’informazione. Leggi restrittive impediscono al principio della condivisione del sapere di compiersi appieno; il regolamento imposto da Agcom sulla questione ci mette, a livello legale, sullo stesso livello dell’Ecuador, dove è stata varata una norma analoga.

E poi c’è la privacy, che in Italia non trova le giuste tutele. In fondo classifica tra le nazioni europee e sorpassati anche da diversi stati africani, siamo tra le nazioni in cui le richieste di dati personali effettuate tramite social network sono tra le più consistenti. Speriamo solo che l’anno prossimo la situazione possa mutare.