Sembrava che la scomparsa della cornetta fosse ormai certa e che la telefonia mobile avesse d'un colpo soppiantato tutti i cordless reduci nelle case europee. Si può, invece, affermare che almeno per il futuro prossimo gli utenti continueranno a mettere le tariffe di Telecom a confronto con quelle di Infostrada senza ancora dire addio alla linea fissa.

Questo perché, con il rinnovarsi del mercato, anche nel settore TLC europeo si respira aria di cambiamento. Se da un lato gli utenti sono ancora fermi a confrontare Alice ADSL con apparecchi come la Vodafone Station o qualunque altra diavoleria per la connessione wi-fi nelle case, tra gli obiettivi TLC dell'anno ci sono novità ambiziose riguardanti la banda larga o la fibra ottica, le corporation con i colossi del mobile, ma anche un interesse sempre più spinto nell'ambito audiovisivo.

Sulla cresta dell'onda del cambiamento del settore TLC europeo le grandi aziende provenienti dal Regno Unito come British Telecom e Vodafone, sebbene con obiettivi diversi. Interessata al mobile la prima, alla banda larga e ai contenuti tv la seconda, esse seguono e sostengono, ciascuna a suo nome, il cambiamento da fuoriclasse.

Scenario più dinamico al sud dove, invece, i big four del settore TLC europeo, Telefonica, Deutsche Telekom, Orange e Telecom Italia, si giocano la partita delle acquisizioni. Con Telefonica, ad esempio, che si è aggiudicata le attività di Vivendi in Brasile, soffiandole a Telecom Italia per 9 miliardi di dollari, o con le indiscrezioni che prevedono la cessione di EE alla corporation British Telecom, Orange e Deutsche Telekom, lo scacchiere del mercato risulta su di un equilibrio alquanto delicato.

Altri giochi da parte di Vodafone, l'azienda è infatti interessata al connubio di banda larga, tv e Internet, a Tesco e a collaborazioni con Sky, nonché alla società Liberty Global, con cui potrebbe nascere il maggior gruppo del settore TLC europeo. Sul versante Telecom Italia, nel mirino vi è la crescita del mobile attraverso Tim Brazil, Oi e, per finire Metroweb, l'azienda valutata 245 milioni, per il 53,8% in mano a F2i, con cui si gioca la più grande partita per il controllo.