Internet e telefono sono due cose indispensabili in ogni appartamento o ufficio e il mercato è talmente vasto che c'è una grande possibilità di scelta. Il confronto tra le diverse tariffe proposte dalle compagnie aiuta anche a trovare l'offerta ADSL più conveniente, per chi ha deciso di abbandonare la telefonia fissa.

Insomma, basta mettere le tariffe di Vodafone Casa a confronto con quelli di Alice o di altri operatori per trovare una soluzione su misura per ogni esigenza. Proprio per la vastità dell'offerta e l'elevata concorrenza, può capitare però che le diverse compagnie si adoperino per ostacolare le altre con politiche non sempre leggittime.

Almeno è quello che è successo nel caso di Telecom Italia, che secondo l'Antitrust ha peccato di concorrenza scorretta abusando della propria posizione dominante. Le accuse erano state mosse nel 2010 da Fastweb e Wind, a cui poi si erano aggiunti altri operatori come Vodafone e Bt Italia.

Telecom avrebbe violato le norme del libero mercato sia per quanto riguarda la telefonia vocale che la banda larga per la connessione a Internet. Un'accusa che la compagnia ha sempre smentito, prima di tutto facendo ricordo al Tar, il quale ha confermato la condanna.

Il Presidente dell'Antitrust Giovanni Pitruzzella si dichiara soddisfatto ma non tanto per la sanzione economica, ponendo la questione sulla tutela del libero mercato e dello sviluppo di tecnologie come la banda larga, in cui l'Italia risulta molto in ritardo rispetto al resto d'Europa. Categorico sulla sentenza, ha infatti dichiarato che la concorrenza "è un veicolo per rilanciare la crescita".

Forte delle proprie convinzioni, però, Telecom Italia ha deciso di impugnare anche l'ultima sentenza del Tar davanti il Consiglio di Stato, fiduciosa della correttezza dei propri comportamenti. In ballo per la compagnia c'è una multa di 103 milioni di euro conferita dall'Antitrust e non solo: la sentenza del Tar potrebbe influenzare anche altre istruttorie che gravano sulle spalle di Telecom, come ad esempio la richiesta di Vodafone, Fasweb e Wind di danni pari a rispettivamente 1 miliardo, 1,7 miliardi e 200 milioni di euro.