Nel settore della telefonia, i consumatori hanno potuto contare su una vera e propria possibilità di risparmio da quando il mercato è stato liberalizzato. Da quel momento in poi, infatti, è stato possibile confrontare le offerte di Telecom Italia con quelle di altri operatori per trovare la più vantaggiosa e adatta alle proprie esigenze.

Secondo alcuni operatori di telefonia, tuttavia, le condizioni di accesso al mercato non sono ancora del tutto paritarie. Fastweb, ad esempio, avrebbe recentemente chiesto un risarcimento di 1,7 miliardi di euro a Telecom Italia, accusando la compagnia telefonica di abusare della propria posizione dominante sul mercato della telefonia italiana.

La notizia, riportata da diverse fonti ma non ancora confermata, sarebbe basata su una sentenza dell'AGCOM che la scorsa primavera aveva giudicato Telecom Italia responsabile di condotte scorrette nel mercato, volte a proteggere le proprie quote ostacolando "ostacolando l'offerta dei concorrenti alla clientela finale e rendendola non replicabile alla grande clientela business".

Ad onor del vero, bisogna comunque specificare che la sentenza dell'Agcom è attualmente oggetto di valutazione dal parte del Tar del Lazio e che solo fra qualche mese si saprà con certezza se Telecom Italia potrà essere giudicata responsabile di queste pratiche poco chiare.

La questione, tuttavia, riaccende le polemiche sul modello da adottare per regolamentare il mercato della telefonia: la scelta è tra un modello "equivalence of output" ed uno "equivalence of input". Quello attualmente in atto nel nostro Paese è un modello "equivalence of output", che dovrebbe garantire a tutti gli operatori delle condizioni paritarie di accesso al mercato, anche se diverse tra loro.

Il modello di "equivalence of input", invece, è quello adottato nel Regno Unito e che Marco Patuano, amministrazione delegato di Telecom Italia, vorrebbe che si applicasse anche in Italia per ridurre al minino i rischi di contenziosi. Questo sistema, infatti, garantirebbe a tutti gli operatori l'accesso nel mercato alle stesse condizioni.

Tuttavia, il presidente dall'Agcom Cardani frena sulla possibilità auspicata da Patuano: "Non è il momento di passare al controllo basato sull'equivalence of input. In Gran Bretagna ha richiesto 7 anni per essere messo a punto e quindi è meglio incominciare prima possibile".