"Il fine ultimo del nostro lavoro è l'arricchimento delle vite di ognuno di noi. In modo concreto, tangibile": queste sono le parole introduttive di Justin Rattner, vicepresidente e chief technology officer (CTO) di Intel durante il suo keynote; senza perdersi in parole inutili presenta un nuovo progetto sviluppato con la collaborazione della Carnegie Mellon University di Pittsburgh: si tratta di una nuova tecnologia che permette di migliorare la visibilità del guidatore in condizioni metereologiche avverse infatti funziona anche in casi di tempeste di neve. Questa nuova proposta si chiama Smart headlight ed è un aiuto molto impostante al problema degli incidenti che solo negli stati uniti conta oltre 800 mila incidenti all'anno.

Le parole di Steve Brown, evangelist della Intel , cercano invece di farci immaginare quali tecnologie ci riserva il futuro: "la tecnologia è ovunque e deve farsi trovare pronta quando ne abbiamo bisogno" e continua chiedendo se "in futuro ci saranno le macchine che si guidano da sole? Forse. Le useremo? Non credo", perché sostiene che l'hi-tech non basta a se stessa per superare gli ostacoli, ma deve fare i conti con quelli della sicurezza, con i futuri problemi di tipo finanziario. E conclude dicendo: "Quel che è sicuro è che è cambiato del tutto il nostro approccio.

Prima si lavorava partendo dal transistor, per passare ai chip, al software e arrivare infine alla user experience. Adesso è tutto l'opposto, la user experience è il punto di partenza, la leva da cui si muove ogni cosa. La vita è difficile, è un autentico caos, ecco perché servono dispositivi in grado di capire chi li usa, di tenere al sicuro i loro segreti, di dimostrarsi intelligenti e allo stesso tempo d'aiuto. Di sapere in che contesto si trovano e agire di conseguenza".

Sembra che in futuro la tecnologia farà da padrona in questo mondo sempre più sviluppato e per questo la ricercatrice Jennifer Healey sostiene che la paura principale sulla futura tecnologia che ci aspetta è che gli oggetti non ci capiranno e potrebbero diventare quindi una presenza fastidiosa ed ingombrante nelle nostre vite; continua poi il discorso dicendo: "Mettiamo il caso che io al mattino non voglia mai del caffè, ma grazie all'internet delle cose tutti i giorni, in automatico, mi verrà chiesto dalla caffettiera se ne voglio una tazza. Fa solo il suo lavoro, è vero, ma alla lunga diventerebbe un incubo. Ecco perché è importante che ci sia un bagaglio di miei dati personali, chiamiamolo my net, che memorizzi le mie informazioni e le renda disponibili all'occorrenza"; non parla quindi di oversharing: infatti il punto fondamentale è che la macchina del caffè o la sveglia abbiano accesso alle preferenze rilevanti a svolgere il loro compito e non ad informazioni superflue come le transazioni finanziarie .

Insomma la tecnologia sarà sempre più presente nelle nostre vite fino a diventare invasiva, e il tema chiave diventerà il Personal Data, in alternativa al Big data che sa "tutto di tutti": verrà quindi elaborata una intranet delle cose si tratta quindi di una rete chiusa che mettere a riparo informazioni personali . Ma tutto questo esisterà realmente? Non resta che attendere e vedere come la tecnologia cambierà la nostra vita quotidiana.