Nel suo blog a tema tecnologico pubblicato su sito del "Guardian", il giornalista Charles Arthur parla di Google+ sostenendo che non si tratta di un social network, come tutti quelli che si trovano su internet, bensì sarebbe un Matrix (il riferimento è al noto film del 1999 dei fratelli Wachowski).

"Quasi tutti, incluso me, non hanno ben capito cos'è Google Plus. A causa delle somiglianze con social network come Facebook o Twitter - si può chiedere l'amicizia come su Facebook, si può seguire qualcuno come su Twitter - hanno pensato che Google+ fosse un social network e l'hanno giudicato concludendo che non sia molto efficace in quanto garantisce un coinvolgimento debole e poco impatto sul mondo reale". Se fosse un social network sarebbe fallimentare: raramente sentiamo parlare di quanto vi accade e riceviamo pochi stimoli ad andarlo a verificare. La ragione è semplice: non si tratta di un social network bensì della matrice, proprio come quella del film, che sa tutto quello che pensiamo e fabbrica quello che vediamo e viviamo.

Questa conclusione deriva da una riflessione: se si crea un account Gmail se ne genera automaticamente uno Google+. Su Google Maps è Google+ che propone di registrare un luogo o condividerlo e per accedere ad altre funzionalità chiede di farlo attraverso Google Plus. Idem per Youtube: un utente può usarlo senza account ma se si vogliono postare commenti o caricare video è necessario registrarsi. Stesso discorso per Google Drive, Google Shopping, ecc. Google+ richiede la registrazione per "vedere" e registrare tutto. Il vero scopo dell'applicazione è di porsi come una sorta di parete fra la persona e il web che assorbe quello che fa e lo mette da parte per usarlo in futuro.

Ed è qui che entra in gioco la matrice. La prossima volta che l'utente effettuerà una ricerca, consulterà una mappa, guarderà un video su Youtube, vedrà ciò che Google considera come i risultati più pertinenti (e le pubblicità più pertinenti).

Sempre secondo Arthur, nel mondo post-Google+, quei risultati sono sempre di più quelli che porteranno a contenuti di proprietà del colosso Google. L'idea della Matrice è che sempre meno cose si troveranno al di fuori di essa.

Per descrivere meglio questa situazione, il giornalista usa la metafora della pesca: Google vuole guadagnare avendo un gigantesco flusso di dati, traffico, richieste e informazioni indicizzate. Se lo immaginiamo come un gigantesco fiume, il business di Google è catturare un pesce alla foce e per farlo Google+ piazza dei radiotrasmettitori su tutti i pesci per sapere dove stanno andando.