Anche Facebook cede alla moda degli hashtag, popolari simboli delle conversazioni nel "mare magnum" di Twitter. L'azienda di Zuckerberg ha così deciso di ampliare la propria offerta comunicativa sfruttando uno strumento già ampiamente utilizzato da milioni di internauti in tutto il mondo, progettando un ulteriore salto di qualità nei rapporti con inserzionisti ed aziende.

Non sono mancate, subito dopo l'annuncio apparso sul blog di Facebook-Studio, perplessità e critiche per questa "tardiva" svolta del gigante del web, forte del miliardo e mezzo di iscritti e dei 4,75 miliardi di contenuti condivisi sulle proprie pagine ma da tempo alla ricerca di nuove strategie di mercato: "Gli hashtag sono inutili sia nel marketing che giornalismo e nella politica " attacca il New York Times, capofila di una polemica destinata a farsi sentire nelle prossime settimane, proprio contemporaneamente alla traduzione in pratica dell'esperimento sul social network numero uno a livello mondiale.

Tra i più esperti nel settore della comunicazione sul web, in effetti, sembra aver preso piede una certa "disaffezione" rispetto all'uso delle parole chiave da associare al simboletto "magico" come esca per ottenere la massima visibilità ai propri messaggi, obiettivo comune a quasi tutti gli utenti della rete, su Twitter come su Google Plus ma anche sulle new entry del settore come Instagram.

Concreto, alla luce delle recenti statistiche per addetti ai lavori nel web marketing e nella comunicazione, è il rischio di assistere ad corto circuito delle conversazioni, in primis su Twitter, proprio per via dell'inflazione dei cancelletti piazzati a getto continuo nel cyberspazio da privati e aziende interessati a dare la massima visibilità ai propri contenuti.