Per quasi 24 ore, il popolare sito web Dagospia è stato vittima di un algoritmo automatizzato di Google che avvisa gli utenti internet che il sito potrebbe contenere malware, software dannoso che può causare furto d'identità, perdite finanziarie ed eliminazione definitiva di file.

Già dal 27 giugno il sito di Roberto D'Agostino è tornato ad essere raggiungibile senza che quel fastidioso messaggio si presentasse sullo schermo degli utenti ad avvertirli del potenziale rischio per il loro dispositivo.

Ipotesi di complotto. La situazione è però tutt'altro che semplice perchè tale blocco è accaduto subito la pubblicazione di un articolo, probabilmente "molto scomodo per qualcuno": trattasi di un approfondimento riguardante lo scandalo dei derivati nel quale si facevano i nomi di personaggi di primissimo piano che pare abbiano gestito, nel corso degli ultimi anni, i conti pubblici italiani.

Colpa delle segnalazioni inviate a Google. Il motore di ricerca si è scusato per l'accaduto ma di colpe ne ha ben poche, anche perchè il suo algoritmo di notifica automatizzato è stato creato appositamente per mantenere in sicurezza l'utente finale, ma forse andrebbe un pò limata la parte delle segnalazioni, causa principale del problema.

Ad informare Google della potenziale pericolosità del sito, sarebbero state infatti alcune segnalazioni processate da diversi utenti con differenti numeri di ip ma nessun controllo antivirus ha mai confermato la presenza di codice potenzialmente dannoso.

Verso la sera del 27 giugno, il sito è tornato regolarmente raggiungibile e fin a quel momento lo era comunque stato attraverso il link "ignora questo avviso".