Secondo l'indagine iHappy 2012, di "Voices from the blogs", il 2012 non è stato un anno da ricordare per l'Italia. Le cause sono molteplici, dalla crisi che ingloba aspetti più specifici, come disoccupazione e taglio di stipendi, e la situazione politica che non cessa di destare preoccupazioni. Nonostante tutto, però, quasi la metà degli italiani è riuscita a essere felice. L'analisi svolta su oltre 43 milioni di tweet raccolti dall'1 febbraio 2012 al 31 dicembre 2012 in tutta Italia mostra che i messaggi di Twitter felici sono stati in media pari al 45,6%, quelli tristi e/o arrabbiati hanno,però revalso con il 54,4%.

Complessivamente, i tweet positivi sono cresciuti nel periodo primaverile; esattamente tra fine marzo e inizio aprile il 54,5% degli italiani è stato più "allegro", mentre in autunno, soprattutto ottobre, c'è stato il picco più basso, 35,6%. I giorni più felici sono sabato e martedì, mentre quelli d cancellare sono chiaramente il lunedì e il mercoledì, quest'ultimo probabilmente dovuto alle prestazioni delle squadre italiane in Champions League.

Gli eventi che hanno sconvolto un po' le statistiche, sia in termini positivi che negativi, coincidono con gli avvenimenti più importanti dell'anno. Infatti, tra i giorni più felici ci sono la liberazione di Rossella Urru, l'avvio delle Olimpiadi di Londra, la vittoria della Juventus in campionato, i goal di Balotelli contro la Germania, la vittoria di Obama e la notte prima della fine del Mondo prevista dai Maya.

Tra le vicende che hanno prodotto più tristezza, paura e ansia ci sono inevitabilmente la strage di bambini alla scuola di Newtown, gli scandali politici in diverse Regioni italiane, l'aumento delle tasse, il caso di doping di Schwazer, il terremoto dell'Emilia e l'attentato alla scuola Morvillo-Falcone di Brindisi. Queste ultime due sono state le tragedie che hanno segnato maggiormente il trend negativo dell'umore italiano di quasi il 30%.

Curioso, invece, che il trend della felicità sia relazionato all'andamento dello spread. Infatti, "50 punti di spread in meno equivalgono a quasi 2 punti di felicità italiana in più". Insomma, questo studio mostra tutta l'italianità: tradizionalista, attaccata alla famiglia, sensibile e venerante del dio del calcio.