WhatsApp a pagamento. E' questa la notizia delle ultime ore in riferimento ad una delle applicazioni di messaggistica più diffuse degli ultimi tempi che permette di inviare messaggi gratuiti. Almeno finora.

WhatsApp si pagherà?

In realtà non è una novità visto che le condizioni del servizio sono state indicate quando si scarica l'applicazione. Per i primi 12 mesi tutto gratuito. Dopo scatta la "fregatura": o,70 centesimi per mandare messaggi istantanei per utenti Android e 0,89 per quelli iOS.

Una strategia di marketing ben riuscita. Scaricare applicazioni a pagamento non è il massimo e molti utenti che utilizzano Internet rifiutano a priori. Come risolvere questo "problema"? Rendere tutto inizialmente gratuito e fare in modo che il servizio diventi in un certo senso indispensabile. Dopo un po' di tempo ecco che scatta il canone. Si sfrutta una sorta di web-dipendenza che diviene difficile estirpare e le grandi società giocano su questa sorta di "malattia 2.0" del nuovo millennio.

Web vs privacy

Anche su Facebook era trapelata tempo fa questa notizia. Connetterti con il mondo avrebbe potuto avere un costo visti i numeri altissimi che vanta l'azienda di Zuckelberg. Il tutto poi si dissolse, per la gioia di tutti i Facebook dipendenti, in un bolla di sapone e per ricavare profitto maggiore, gli strateghi di Facebook hanno messo a punto nuove tattiche, quotazioni in borsa, partnership con un altro colosso del web, come Instagram. Un altro tassello è da aggiungere però in riferimento a Facebook: per fare profitto si utilizzano i dati degli utenti e dati "in pasto" ai pubblicitari, a discapito del diritto alla privacy.