Apple si avvia pian piano vero il suo personalissimo momento storico di cambiamento; un "dopo Jobs" dove sembra essere Tim Cook il vero e proprio leader capace di proseguire la geniale galassia digitale del suo antecedente.

Mentre nella east coast l'uragano Sandy turba gli animi di intere popolazioni e Wall Street chiude i battenti temporaneamente per ovvie ragioni, alcuni movimenti interni ad Apple scatenano una serie di curiosi scossoni nel management della brillante mela di Cupertino. Dopo tanto vociferare Scott Forstall e John Browett abbandonano Apple, il primo peraltro non pare solo per il cattivo funzionamento delle mappe IOS 6 ma soprattutto per un'antipatia mai sopita nei confronti di un intoccabile come Jony Ive che di fatto è il designer con la 'd' maiuscola di Apple.

All'interno di Apple qualcosa stava mutando, assai chiaro che la morte del suo pezzo da novanta nonché padre fondatore, Steeve Jobs, aveva lasciato comunque un certo vuoto, palese come la concorrenza di questi tempi si stava facendo sempre più ardua e il 'vietato sbagliare' sul lancio di alcuni prodotti era diventato presto un messaggio da seguire senza esitazioni.

Apple sì, è rimasta a galla, forte di una tecnologia sempre puntuale e geniale, con un fatturato in impennata dal 2007 ma ha anche visto momenti di barcollio non indifferenti nel suo 'dopo Jobs'. Le 48 ore di borsa chiusa nella east coast hanno messo in condizione la dirigenza di Apple di far fuori quei cattivi che tanto destabilizzavano i piani alti: Scott Forstall e John Browett e di mettere insieme quelle che saranno le colonne portanti del futuro: Jony Ive, Eddy Cue, Bob Mansfield e Craig Federighi

Con Tim Cook al comando, questi quattro moschettieri dovranno affrontare comunque un periodo che vede forti turbolenze nel mercato, i contrattacchi di Samsung e Google, il reinventarsi di Microsoft; sarà una bella sfida alla quale Apple di sicuro non si tirerà indietro.