Che il mondo del web 2.0 fosse molto "più vasto" del nostro questo ormai lo si sa da tempo, tuttavia non smette di sorprendere la grandezza che ha raggiunto la rete. I numeri che ne indicano la dimensione vanno ben oltre la nostra immaginazione e ci suggeriscono solamente la vastità di un dominio che ormai ha l'estensione di un vero e proprio impero di cui non si intravedono più i confini.

340 trilioni di trilioni di trilioni: questo è il numero potenziale di indirizzi unici che potrà avere la rete grazie al passaggio dal protocollo internet versione 4 Ipv4 alla versione 6, Ipv6. Si tratta di un numero che va ben oltre le nostre capacità di immaginazione, ma che ben rende l'idea dell'evoluzione assolutamente non programmata del fenomeno del web 2.0.

"Al di là del numero - come ha spiegato Alberto Degradi, direttore tecnico di Cisco Italia in un articolo del Corriere della Sera - quello che è importante è che non avremo più problemi di indirizzamento. La versione 6 è un forte elemento di abilitazione per l'Internet delle cose".

Grazie al protocollo Ipv6, gli indirizzi Ip, che sono sostanzialmente i numeri con cui un apparecchio viene identificato in rete, potranno essere molti di più di quelli che ci sono attualmente. La diffusione di dispositivi mobili come smartphone e tablet, con la conseguente crescita delle linee di connessione mobile a discapito di quelle "domestiche" di internet adsl, ha già portato a un forte aumento degli indirizzi Ip del web. Ma siamo solo agli inizi, entro il 2020 si stima che gli indirizzi Ip saranno 50 miliardi. Il che significa che ci saranno ben 50 miliardi di oggetti "connessi": entro 8 anni ogni persona avrà in media 7 oggetti collegati che avranno ciascuno un proprio indirizzo Ip.

Con un numero così elevato di oggetti connessi al web si parla di una nuova generazione della rete che può essere giustamente definita "internet delle cose". Ora, come già accaduto 30 anni fa, non sappiamo prevedere realmente cosa succederà tra 30 anni. Sicuramente sarà necessario investire molto sulle infrastrutture, cosa che, ha assicurato Degradi, si sta già facendo. Intanto, in seguito al passaggio al protocollo Ipv6, l'Icann (l'ente non profit per lo sviluppo di Internet) ha fatto sapere che per i domini sono giunte già 1.900 richieste per i nuovi suffissi personalizzabili che si affiancheranno ai 22 attuali (come .com o .it)