L'uso dei social network (su tutti Facebook e Twitter), si sa, è sempre più devastato da aziende di ogni sorta per fini di comunicazione, promozionali, pubblicitari e quant'altro. Ma i cosidetti "follower" (vale a dire i profili che seguono la pagina di una determinata compagnia) sono sempre tutti autentici?

A questa domanda prova a rispondere una ricerca del professor di Comunicazione aziendale allo Iulm Marco Camisani Calzolari, riportata dal quotidiano La Repubblica. Secondo l'analisi del professore esistono molteplici profili che non si possono definire propriamente falsi, ma che sicuramente sono inutili. Fino al 45% dei follower, infatti, si comporta come un robot, come afferma lo stesso Camisani Calzolari: "Non possiamo essere certi che siano finti utenti, ma ne hanno le caratteristiche". Infatti, questi profili spesso non hanno foto, non hanno nome, non hanno amici e non hanno mai scritto un post. Servono quindi come numero o entità che va a infoltire il corpo dei follower di un'azienda. In questo senso, nel nostro Paese sono in testa: Treccani con il 44,7% di "utenti inutili", seguita da Librimondadori (42,8%) e Coinstore (42,6%). A livello internazionale, invece: DellOutlet (45,99%), WholeFoods (44,33%) e JetBlue (36,64%). Infine, a salire sul podio delle multinazionali attive in Italia sono: Ikea (45,92%) seguita da Vodafone (38,77%) e 3Italia (35,8%).

Camisani Calzolari, inoltre, aggiunge: "A questi follower, però, si devono aggiungere i protetti e gli incerti. Non a caso molto spesso gli utenti definiti umani sono sotto al 50%. Questo perché ci sono profili che non si possono seguire e altri che restano nel dubbio".

La grande problematica sembra comunque risiedere nel "mercato nero" della comunicazione online dove con pochi spicci si acquistano fan e follower, come spiega il professore: "Molte delle aziende prese in considerazione hanno delegato a terzi le attività di pubbliche relazioni sui social network. In alcuni casi i responsabili delle web agency o dei centri media hanno scelto scorciatoie per dimostrare alle aziende, a loro insaputa, che le attività hanno avuto successo portando tanti nuovi utenti. Io sono convinto che tutto si svolga all'insaputa dei manager, ma certo riapre il dibattito sul valore economico dei sottoscrittore".