L'Italia, si sa, è parecchio indietro rispetto al resto d'Europa per quanto riguarda la diffusione di linee per accedere a internet. Basti pensare che, come sottolinea www.webmasterpoint.it, ben il 39% degli italiani tra i 16 e i 74 anni non si sono mai connessi alla rete. Un dato di una gravità assoluta, dipendente da molteplici aspetti, tra cui: la mancanza di infrastrutture, che non permettono la connessione a molte famiglie e i costi degli abbonamenti, tra i più alti del Vecchio Continente.

Per questi motivi il governo presieduto da Mario Monti si è posto l'intento di recuperare il gap esistente tra l'Italia e la maggior parte degli altri Paesi occidentali, mettendo a punto il decreto DigItalia (in aula a giugno), che ha l'obiettivo di permettere la connessione internet adsl a tutti i cittadini entro il 2013 e con reti ad alta velocità entro il 2020. Finalità ambiziosa, bisogna dirlo, ma necessaria per dare una scossa a una nazione dormiente come la nostra, sotto il punto di vista tecnologico e dell'innovazione.

Per arrivare all'obiettivo il DigItalia prevede di incanalare i primi investimenti verso il potenziamento delle infrastrutture: si sta studiando la possibilità di stanziare 400 milioni di euro per diffondere la banda larga nel Nord, in tutti quei paesi e piccole città dove ancora non esiste. Per quanto riguarda il Sud, vista la gravità della situazione, sono già disponibili dei fondi e verranno istituiti, tra qualche mese, dei bandi di concorso per attuare le opere infrastrutturali.

L'altro grande problema che il DigItalia intende affrontare è quello relativo all'alfabetizzazione informatica. Come abbiamo sottolineato prima, sono moltissimi gli italiani che non sono in grado di utilizzare la rete. Questo fattore, ovviamente, comporta l'implemento di una forza lavoro antiquata e analfabeta dal punto di vista tecnologico. In una situazione di crisi economica, come quella che stiamo vivendo, quindi, avere milioni di persone non in grado di svolgere determinate mansioni, considerate ormai basiche in diverse tipologie di lavoro, è un grave deficit. Di conseguenza DigItalia prevede di favorire la diffusione di sistemi informatici nelle scuole, nel pubblico impiego e nelle aziende.

Una domanda, però, nasce istintiva: e il problemi legati all'oligopolio delle aziende che controllano il mercato della telefonia italiana? Come si ovvia alla mancanza di un mercato realmente libero, che non permette di abbattere determinati costi? Per ora si è parlato molto di tassisti, farmacie e notai e tanto altro. Molti italiani aspettano impazienti.