La connessione internet a banda larga viene spesso considerata, negli ultimi anni, sinonimo dello sviluppo delle infrastrutture tecnologiche e informatiche di un Paese. Per nazioni come la Svizzera, la Spagna o la Finlandia si tratta di un servizio diffuso come il pane e che si rivolge, tramite diverse offerte internet, alla quasi totalità della popolazione. E in Italia, come siamo messi?

La risposta a questa domanda stupirà, di certo, molte persone: il Paese che può vantare la realizzazione della connessione più veloce al mondo è proprio l'Italia. Allora perché il Bel Paese è uno degli ultimi per quanto riguarda l'uso e il consumo della banda larga? In questo senso i dati forniti da diverse fonti, Ocse, Istat, Eurostat, Dailynet, Nielsen Itu e Gfk, non sono incoraggianti.

Eppure l'Italia è in grado di distanziare e di molto, la qualità della banda larga offerta da Paesi come gli Usa, offrendo 102 Mbit/s contro i 51 americani, oppure di costare mediamente meno della metà rispetto alla connessione offerta in Norvegia (40 dollari contro circa 84). L'unica nazione con cui non riusciamo a competere è la Svezia, i cui operatori sono capaci di arrivare a fornire fino a 40 Gbit/s di velocità. Cose che qualcuno penserebbe possibili solo sulla celluloide di una pellicola fantascientifica.

Il problema dell'Italia, quindi, sembra essere l'uso da parte della popolazione di internet. Si pensi che solamente il 62% degli italiani si connette almeno una volta al giorno alla rete: popolo di santi e di eroi, ma sicuramente non di internauti. Se spostiamo la nostra lente sul Nord Europa troviamo un'abitudine alla connessione superiore al 90% per Olanda, Svezia, Danimarca e Norvegia. Non sono solo i Paesi Scandinavi, però, a superarci:la Germania registra l'83%, gli Usa il 78%, la Francia il 76% e così via.

Gli italiani che vengono, per motivi tecnici o di copertura, preclusi alla banda larga sono appena il 7,4%. La maggiornaza della popolazione, di conseguenza, potrebbe tranquillamente connettersi ad alte velocità ma solo il 52% sfrutta questa possibilità. Italiani analfabeti informatici? A nostro avviso sarebbe troppo semplicistico ridurre in uno stereotipo negativo la risposta a questa questione. Probabilmente bisognerebbe analizzare a fondo il costo delle tariffe previsto dai pochi operatori in relazione al reddito pro-capite e all'inflazione.