Non più solo .it e .com: via libera ai domini internet

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Da oggi parte la liberalizzazione dei domini internet: si tratta di una vera e propria rivoluzione nel mondo del web, ma è già polemica per il rischio truffe.

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Internet: i domini saranno liberi Internet: domini. Foto: freedigitalphotos

Finora erano it, com, org, net e così via i domini autorizzati, per un totale di 22 oltre quelli nazionali, tra cui quello italiano per esempio. Da oggi parte la liberalizzazione: chiunque potrà registrare un dominio personale. Dopo il punto si potrà scegliere un nome qualsiasi, come il proprio, l'azienda, un nomignolo o una parola di fantasia. Come fa saper l'Icann, l'organismo internazionale che regola l'organizzazione del web e i nomi assegnati ai siti internet, questa liberalizzazione ha stabilito l'inizio di una nuova era per il mondo web, nella quale anche la parte più a destra dell'indirizzo potrà essere scelta a piacere.

La liberalizzazione dei domini potrebbe portare grande vantaggi a cittadini privati e aziende. Da una parte, le aziende potranno sfruttare i vantaggi di questa novità da un punto di vista pubblicitario, magari creando un dominio internet con il proprio nome. Anche Comuni e istituzioni pubbliche potrebbero ricavare maggiore visibilità online dalla creazione di domini internet personalizzati (sembra che Londra abbia già manifestato l’intenzione di registrare un dominio .london).  I cittadini che avessero a disposizione liquidità sufficiente per acquistare un dominio, potrebbero ottenere introiti elevati rivendendo questi domini a prezzi maggiorati dopo averli resi attrattivi per il grande pubblico. Si avrà quindi maggiore libertà e creatività nella scelta della Url, ammesso, ovviamente, che si abbiano a disposizione i 185 mila dollari (circa 145 mila euro) necessari per la registrazione di ogni nuovo dominio.

Questa iniziativa ha già destato molte perplessità, soprattutto per la possibilità che qualcuno registri e utilizzi in maniera impropria i domini. Il mese scorso 26 istituzioni mondiali, tra cui l'Onu e il Fondo Monetario Internazionale, hanno chiesto all' Icann che non venga resa possibile la creazione e la registrazione di domini .un o .imf da parte di personale non affiliato alle istituzioni stesse. Si tratta del fenomeno del cybersquatting o domain grabbing, che viene utilizzato per poi rivendere i domini. La Federal Trade Commission americana ha sottolineato il rischio che qualcuno possa registrare domini simili a quelli di siti esistenti, ad esempio “Amazon.comm”, e servirsene per truffare gli internauti. Secondo l'Icann, però, i tentativi di truffa dovrebbero essere scoraggiati dal prezzo elevato della registrazione; l’istituto fa sapere che procederà “con molta lentezza e attenzione nel valutare le domande per essere sicuri che non ci siano comportamenti scorretti”. 

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